Il lutto è una competenza acquisita

Vivere il lutto è una abilità, una competenza che tutti dobbiamo imparare e che possiamo utilizzare nella vita ogni volta che subiamo una perdita, di qualsiasi tipo essa sia. Solitamente ci si riferisce ad esso come al periodo successivo alla morte di una persona a noi cara, ma altri tipi di avversità che possiamo trovarci a dover affrontare, come separazione, divorzio, perdita del lavoro o trasferimenti lontano da casa possono aver altrettanto bisogno di un periodo di riadattamento che potremmo definire come lutto per la perdita della situazione precedente e di tutto ciò che ad essa era correlato.

Vivere positivamente un lutto fa la differenza fra l’integrare ciò che è accaduto nella nostra vita, trovando un modo per conviverci e per imparare dall’esperienza, o rimanere in qualche modo bloccati in quel momento, a volte per il resto della vita.

Può essere difficoltoso, nessuno vi dirà mai che è facile e indolore, ma è sicuramente possibile trovare il proprio percorso anche dopo perdite drammatiche.

in realtà, le abilità necessarie per vivere il lutto dovrebbero far parte della trasmissione culturale.

Dovremmo poter essere in grado di apprenderle attraverso i processi educativi e di socializzazione, proprio come le abilità per essere genitore, per procurarsi il cibo o per risolvere i conflitti, ma la moderna cultura occidentale ha fatto un pessimo lavoro nel trasmetterci gli insegnamenti necessari a come vivere il lutto, a causa della sua forte avversione al tollerare il disagio.

Sì, il lutto non è piacevole, ma molte altre cose non lo sono. Correre una maratona non è piacevole, smettere di fumare non è piacevole, chiedere scusa a qualcuno non è piacevole. La differenza fra queste cose e il lutto è forse la scelta: il lutto non ci dà possibilità di scegliere se viverlo o no, ma solo di decidere “come” viverlo. Ma il fatto che siano tutte sgradevoli, non significa che non dovremmo fare nessuna di queste cose, significa solo che, per farle, dobbiamo impegnarci a recuperare le nostre risorse interne e a cercare il supporto esterno necessario, in modo tale da essere in grado di fare qualcosa di spiacevole che però sappiamo ci porterà molti benefici in futuro.

Il lutto può essere un processo lungo, attraverso il quale ci si muove lentamente. Ma attenzione: non è il tempo che ci farà stare meglio. Se ci limitassimo semplicemente ad aspettare, potremmo rimanere allo stesso punto per sempre. Invece, abbiamo bisogno sia di tollerare di rimanere, per un tempo che ci sembrerà sicuramente troppo lungo, in una situazione di disagio, che di agire, di essere attivi nel processo, non spettatori passivi.

All’inizio, quando la perdita ci ferisce in modo acuto e terribile, quando siamo anche fisicamente debilitati e sopraffatti, il nostro sarà un processo molto lento ma, poco a poco, cominceremo a muoverci e a individuare possibilità diverse, adatte a ognuno di noi, che ci saranno di aiuto nel percorso.

Il primo supporto può arrivarci dalla comunità, dall’essere connessi con la famiglia e con gli amici più cari, dal sentirsi compresi da persone che condividono con noi lo stesso dolore e confortati dalla loro presenza e comprensione. Purtroppo non sempre questo è possibile, per motivi diversi, ed allora l’aiuto può arrivare da gruppi di supporto, formati da persone che hanno vissuto una esperienza simile alla nostra, o da professionisti, esperti di processi di lutto e disposti a rimanere in contatto con il dolore di chi li sta attraversando, che possono fornire quegli insegnamenti che la cultura e l’educazione non sono state in grado di tramandare e mostrare percorsi possibili fra cui scegliere il più adatto a sé. Il lutto è sicuramente più facile quando non si è soli.

Un altro supporto importante può venire dalla bellezza: fare esperienza di qualsiasi forma d’arte ci attragga può aiutare molto durante il lutto. Possiamo sentirci connessi con la musica, con la poesia, con la scrittura o con qualsiasi altra cosa che ci aiuti a percorrere la nostra strada verso l’integrazione della perdita nella nostra vita. Anche immergersi nella natura è un potente balsamo per chi sta vivendo emozioni intense e non sempre positive, così come la possibilità di stare a contatto con gli animali che amiamo e che ricambiano, amplificandolo, l’amore che ricevono. Il lutto è una ferita dell’anima, la bellezza e l’immaginazione sono un linguaggio che può aiutare l’anima a guarire.

Muoversi e prendersi cura del proprio corpo aiuta molto a migliorare i propri stati d’animo, rappresentando un altra importante forma di supporto cui affidarsi per sentirsi meglio: mangiare bene, fare esercizio fisico, fare yoga, nuotare, regalarsi un giorno alle terme o un massaggio delicato, quando e se desideriamo di farlo, non per accontentare chi pensa che “dobbiamo tirarci su”, pur non modificando oggettivamente la situazione che stiamo affrontando, ci farà comunque stare meglio e ci aiuterà a recuperare un po’ delle energie necessarie al nostro percorso di lutto.

Spero, a questo punto, di essere riuscita a farvi riflettere sul fatto che il lutto è una azione. 

Non è un luogo tetro dove soggiornare per un tempo indefinito aspettando di essere liberati, ma è il modo in cui noi rispondiamo alla perdita e alla tristezza che ne deriva, proprio come mangiare è il nostro modo di rispondere alla fame. Se abbiamo fame facciamo qualcosa. Non stiamo seduti ad aspettare che passi ma facciamo qualcosa per procurarci il cibo, lo cuciniamo, lo mangiamo e solo dopo stiamo meglio. Allo stesso modo, quando sperimentiamo una perdita abbiamo la necessità di fare qualcosa per stare meglio. Lentamente, con tenerezza e comprensione per se stessi, con i propri ritmi. Solo così potremo percorrere il sentiero del lutto fino alla sua integrazione e diventare persone in grado di sostenere la perdita e affrontare il futuro serenamente.

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