Se le mamme in lutto vi dicessero cosa pensano…

Recentemente parlavo con una giovane donna che aveva appena partorito e lasciato andare la sua bambina, nata morta alla trentasettesima settimana di una gravidanza perfetta, senza alcun preavviso che potesse accadere una cosa così impensabile.

Naturalmente il dolore per una perdita di questo tipo è enorme, è devastante, è paralizzante, toglie il senso a tutto, perché nulla sarà più come prima e una mamma, così come un papà, usciranno inevitabilmente cambiati da questa esperienza. 

C’è però qualcosa che, se possibile, rende ancora più acuta una sofferenza già molto profonda: il sentirsi incompresi dalla maggior parte delle persone che si incontrano.

Per questo oggi, voglio scrivere una lettera, immaginando che sia quella donna a scriverla e ad esprimere quanto l’incapacità sociale di parlare della morte e del lutto, ancor più quando a morire sono dei bambini, possa ferire chi quel lutto è costretto a viverlo.

Penso che scriverebbe così:

“Sono la signora con la bambina morta.

Posso dirlo, mi è permesso essere così schietta perché è la mia realtà. Io sono la signora la cui bambina è morta. Un giorno la mia bambina era viva e un attimo dopo, in un solo attimo, in un battito mancato, lei era morta. Questo è ciò che è accaduto e non mi offendo se voi lo riconoscete e ne parlate.

Mi offendo se non lo fate.

Vedete, io lo so che la mia bambina è morta. Non potrò mai dimenticarlo. Perciò, quando voi sussurrate parlandone come se fosse un segreto vergognoso, questo mi fa sentire come se foste in imbarazzo per me. Io non mi sento in imbarazzo a parlare di lei e non mi sento in colpa che sia morta. Io sono triste perché è morta, è diverso.

Mi è permesso essere triste. Per favore, smettetela di cercare di rallegrarmi. Quando mi parlate in questo modo e cercate di tirarmi su, di distrarmi, mi sento sminuita, sento che il mio dolore viene minimizzato.

Offrirmi supporto non significa che dobbiate cercare di rendermi felice, significa rimanermi vicino anche quando io mi sento molto lontana da tutto, significa esserci per me, significa ascoltarmi o stare semplicemente in silenzio accanto a me.

Se rispettate le mie emozioni, rispettate mia figlia.

Se pronuncio il nome di mia figlia e voi, non così sottilmente, cambiate argomento, non lo state facendo per proteggere me. State evitando di parlare di lei perché non vi sentite a vostro agio. Se voi steste parlando di un vostro caro e io smettessi di guardarvi negli occhi o cambiassi velocemente argomento voi vi arrabbiereste con me. Ecco, per me è lo stesso.

Mia figlia non è un argomento sconveniente. Lei è una persona. Lei è mia figlia. Io non sono a disagio per questo, perciò perché voi lo siete? Per favore, cercate di comprendere, io so che quando fate queste cose lo fate con le migliori intenzioni, ma ho bisogno che sappiate che le vostre intenzioni hanno invece un impatto doloroso su di me. Perciò pensateci, mentre voi andate avanti con le vostre buone intenzioni, io rimango indietro a fare i conti con le conseguenze dolorose che vi lasciate alle spalle.

Se io posso essere la signora la cui bambina è morta, allora anche voi potete continuare a parlare con me come quando ero la signora che stava per avere un bambino, potete pronunciare il suo nome, in modo che io sappia che ci tenete a lei, potete chiedermi come mi sento e rimanermi vicino ad aspettare la mia risposta.

Per favore, non ignorate la mia realtà, perché io, invece, sono fortemente determinata a condividerla. Io non ho fatto della morte di mia figlia un segreto, non ho bisogno del vostro aiuto per nasconderla, anzi, è proprio da lì che viene una sofferenza aggiuntiva ed inutile, perché io ho bisogno di continuare a parlare di lei e a pronunciare il suo nome, perché lei non può farlo e io ho tanta paura che lei scompaia del tutto, anche dalla memoria, come non fosse mai esistita.

So che vorreste cambiare ciò che mi è successo, ma non potete. Io sarò per sempre la signora la cui bambina è morta, sarò per sempre la donna che continuerà a vivere senza sua figlia. Lo immaginate il dolore e la fatica di perdere qualcosa che sarebbe dovuto essere il vostro futuro ed è invece diventato il passato senza apparentemente lasciare traccia? 

Io posso parlare di questo. Voi potete?

Dovreste. Perché io ho perso mia figlia e l’ostinazione della società a pensare che lei non sia esistita aggiunge dolore al dolore e fatica alla fatica.”

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