Gravidanza arcobaleno: le emozioni sono un po’ più complicate del previsto

“Non riesco a stare tranquilla, ho sempre il terrore che accada di nuovo”

“Ho vissuto i primi mesi temendo di vedere il sangue ogni volta che andavo in bagno” 

Adesso so che ci sono mille cose che possono andare storte, come posso stare tranquilla?” 

“È difficile abituarmi all’idea che avrò un bambino, ho troppa paura di vivere un altro dolore: non ce la potrei fare!”

“Cerco di non pensarci troppo, non voglio crederci finché non sarò più sicura che rimanga con me”

“Mi rendo conto che sto facendo molti più controlli del normale, solo quando lo vedo nell’ecografia mi sento rassicurata”

“So che la mia ansia non si placherà finché non l’avrò tra le braccia”

Questo è ciò che raccontano le donne che vivono una gravidanza successiva ad una perdita prenatale o perinatale.

La società attuale, la stessa che dopo un aborto insiste fortemente sul “andare avanti”, sul “non fissarsi”, sul “pensare al futuro”, pretendendo di fatto che le donne dimentichino velocemente una delle peggiori esperienze della loro vita, chiama i figli nati successivamente “bambini arcobaleno”, come fossero il simbolo di un dono che arriva dopo la tempesta, con il magico potere di ristabilire immediatamente la normalità e restituire gioia e serenità.

Anche in questo caso, però, commette lo stesso grave errore. Non avendo prima riconosciuto e legittimato il lutto vissuto dalle donne che perdono un figlio, il cui impatto non è assolutamente proporzionale al numero di settimane di gestazione, anche per la successive gravidanze la società continua ad ignorare le conseguenze che questo lutto può provocare.

Ogni coppia è diversa, ogni donna è diversa, ma l’apprensione, ad esempio, spesso diventa uno stile di vita. Difficilmente si riuscirà a sperimentare la stessa eccitazione e ingenua beatitudine della prima volta che sono apparse quelle due lineette sul test. Difficilmente si fantasticherà subito sul futuro di quel bimbo, sul colore dei suoi occhi, se sarà maschio o femmina, su che nome gli si addicerà.

L’aver vissuto una perdita, che sia un aborto precoce o tardivo o una morte in utero oppure un lungo percorso per combattere l’infertilità, cambia una donna. Per sempre. Non è scontato che scoppi di gioia alla scoperta di essere di nuovo incinta. Potrebbe succedere, invece, che la prima emozione che esplode sia la paura, subito seguita da un rapido alternarsi di altre sensazioni. Perplessità, incertezza, ansia, preoccupazione, paura, persino depressione.

Come sempre, non c’è una sequenza standard di reazioni accettabili, né un manuale di istruzioni da seguire per chi è impegnato a creare una vita pur con la forte consapevolezza della possibilità che la morte abbia nuovamente il sopravvento. 

La morte di un figlio, come qualsiasi altro lutto, porta con sé vissuti intensi, negativi, spaventosi, che hanno un profondo impatto sulla donna, lasciando uno strascico di sentimenti come incredulità, rabbia, vergogna, colpa, che difficilmente si conciliano con le emozioni positive e esaltanti dell’attesa, fatte di speranza, gioia, aspettative e sogni per il futuro. 

La letteratura, già dagli anni ’80, ha evidenziato l’esistenza e la rilevanza di alcuni aspetti psicologici associati alla perdita prenatale, in particolare di livelli significativamente alti di sintomi depressivi e ansiosi nel periodo immediatamente successivo alla perdita. Nonostante questo, una percentuale fra il 50 e l’80% delle coppie investe velocemente in una nuova gravidanza, affrontando livelli di ansia e depressione che permangono elevati anche durante la nuova gestazione.

“Una parte di me vuole disperatamente gioire per questa vita che mi cresce dentro, mentre un altra parte è semplicemente congelata dal terrore di poter andare incontro di nuovo alla stessa conclusione dell’altra volta.”

“Mi manca così tanto il mio bambino…pensavo che essere di nuovo incinta mi avrebbe fatto sentire meglio, invece mi sento ancora disperata per averlo perso… e ho tanta paura che perderò anche questo figlio.”

È normale avere paura. È normale affrontare la vita giorno per giorno, dopo aver sperimentato sulla propria pelle come nulla nella vita sia garantito. Dopo aver affrontato il peggio, una nuova nascita fa paura, anche se attorno tutti pensano che il peggio sia passato, che con la nuova gravidanza sarai di nuovo felice e starai meglio. Pochissimi capiscono perché potresti, invece, sentirti ancora triste, persino quando porterai finalmente a casa il nuovo nato.

Spesso, infatti, il ritorno a casa è uno dei giorni più difficili, grazie anche agli ormoni del post partum che favoriscono insicurezza, confusione e sbalzi di umore. Ci si può sentire al settimo cielo, piene d’amore per la nuova vita e, allo stesso tempo, completamente devastate dalla mancanza e dal senso di colpa verso l’altra piccola vita che non si è riuscite ad abbracciare e proteggere.

Blackmore e i suoi collaboratori nel 2011 hanno condotto una ricerca dai risultati della quale si evidenzia che i sintomi psicologici collegati alle perdite perinatali non scompaiono con la nascita di un figlio vivo ma, anzi, persistono anche dopo tre anni dalla nascita del figlio “arcobaleno” e sono più intensi se la nuova gravidanza è stata iniziata meno di un anno dopo la perdita.

Anche P. Fonagy, uno dei maggiori studiosi della teoria dell’attaccamento, già nel 2001aveva rilevato che i bambini nati dopo una perdita perinatale possono instaurare con la madre un attaccamento disorganizzato, tipico, fra l’altro, delle madri con depressione post-partum.

Alla luce di queste ricerche, è evidente che la gravidanza e la nascita di un bambino, che possono sempre essere vissute come eventi di vita stressanti, se associate a esperienze dolorose come il lutto prenatale, possono esporre la donna a un malessere e a un disagio psicologico che può mettere a rischio la sua salute e anche a relazione con il nuovo nato.

Riporto qui alcuni suggerimenti forniti dalla Miscarriage Association per fronteggiare questa estenuante altalena emotiva e provare a vivere più serenamente la nuova gravidanza:

Parla con il tuo compagno 

Parlate dei vostri sentimenti, emozioni, paure e sogni. In questo modo potrete trovare il modo migliore per supportarvi a vicenda prima, durante e dopo la nuova gravidanza.

Parla con la famiglia e gli amici

Non tenerti dentro tutto. Forse qualcuno non capirà subito o potrà dire cose che ti feriranno, ma se spieghi loro come ti senti, che emozioni provi, cosa ti fa paura, potrebbero essere in grado di aiutarti, sia nelle faccende pratiche della quotidianità che, semplicemente, ascoltandoti.

Parla con il tuo datore di lavoro e i colleghi

Questo potrebbe voler dire modificare il tuo orario o il tuo modo di lavorare. Oppure potrebbe significare dover richiedere permessi più frequenti per i controlli medici o rimanere a casa per un po’. Cerca in ogni caso di ridurre lo stress lavorativo.

Parla con altre persone che hanno avuto la tua stessa esperienza

Condividere le proprie esperienze con altri che le hanno vissute può essere di aiuto nel sentirsi meno sole, meno sbagliate, meno isolate. Pur prestando attenzione a non paragonare mai le diverse situazioni, perché ognuno di noi è diverso, sia per biologia che per esperienze e storie di vita, poter confrontarsi con chi è passato attraverso le stesse tempeste potrà essere di grande conforto.

L’attenzione per le coppie e per le donne che hanno subito una perdita importante come quella di un figlio deve essere sempre alta, dal momento che questo tipo di lutto rappresenta un fattore di rischio per la depressione pre e/o post-partum, proprio come la familiarità con la patologia depressiva, l’esposizione a eventi di vita stressanti o la mancanza di supporto psicosociale. 

Se ti rendi conto di avere un umore tendenzialmente depresso, che permane per un lungo periodo e che causa una oggettiva difficoltà ad affrontare serenamente la gravidanza, è sicuramente importante che tu cerchi l’aiuto di un professionista esperto

La diagnosi precoce dei sintomi ansiosi e depressivi nella donna incinta dopo una gravidanza con esito negativo può, infatti, consentire di intervenire precocemente per ridurre il peso emotivo del disagio, prevenire l’instaurarsi della depressione post-partum, aiutare a individuare strategie di coping funzionali e promuovere il migliore adattamento possibile per la madre, per il bambino e per tutta la famiglia in generale, soprattutto se ci sono già altri bimbi bisognosi di attenzione.

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